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venerdì, 03 ottobre 2008 Aridatece la natura, o forse no... Le amenità proferite recentemente da Benedetto XVI sul controllo delle nascite, e quelle snocciolate contemporaneamente dalla Rosa Alberoni, sociologa del gridolino da salotto, in un'intervista all'agenzia cattolica Zenit di cui si parlava poco fa, si confondono insieme su uno sconcertante tasto retorico, tanto caro a certo moralismo di una volta: quello secondo cui la ricerca del piacere sessuale, non investito di significati metafisici, sarebbe roba da animali .
E che gli animali, appunto (tutti gli animali, in blocco, dagli ctenofori all'ornitorinco all'orangutan, tanto sono tutti uguali), vivrebbero nell'ossessione costante di fare sesso in continuazione, sempre e comunque, senza alcun limite, pensando solo a quello per gran parte della propria vita. Mentre gli umani, essendo dotati di superiore discernimento, dovrebbero approfittare dei provvidenziali sintomi osservabili dell'andamento della fecondità della femmina, per avere rapporti sessuali consapevoli e per procreare in maniera responsabile. Tutt'altra roba, insomma, dagli animali, che appunto trombano come ricci e figliano come conigli, sempre per restarsene limitati alle creaturine simpatiche e alla mano, senza andare a scomodare personaggi imbarazzanti come la tenia o la vespa icneumonide. Il bello è che la maggior parte degli addetti ai lavori è concorde nel sostenere che una delle trovate evolutive più massicciamente determinanti, nello sviluppo della specie umana come eccezionalmente anticonformista rispetto agli altri mammiferi, fu proprio l'invenzione geniale dell'ovulazione occulta. Come è ben noto infatti a chiunque abbia avuto a che fare da vicino con animali domestici, o con altre bestie assortite, la stragrande maggioranza delle specie animali presenta un ciclo di fertilità con i momenti recettivi evidentissimi - il famoso estro o calore della femmina - che agiscono da richiamo sessuale esclusivo, chiuso in se stesso. Ovvero, nessuna femmina è interessata ad accoppiarsi quando non è feconda, e nessun maschio si sogna di provare il minimo interesse per una femmina che non lancia evidenti segnali di fertilità. Con queste premesse, c'è ben poco bisogno di complicazioni sentimentali, o tantomeno di un coinvolgimento maschile regolare nella gestione della prole: al maschio, per assicurarsi istintivamente che i figli siano davvero suoi, basta tenere la femmina sotto controllo in quei pochi brevissimi momenti di scintille erotiche, e poi basta. Tanto, chi vuoi che se la fili, negli altri giorni? Che se ne vada verso il suo destino, con il suo solenne fardello di cure parentali da portarsi tutto da sola, marchiato nel ventre. Esistono ragionevoli motivi per supporre che la nascita della coppia fissa monogamica nella specie umana, e quindi la genesi stessa del concetto di famiglia che a certa gente piace tanto, sia derivata proprio dalla scomparsa dei sintomi evidenti di estro e dall'impossibilità pratica di individuare il momento dell'ovulazione. Una società in cui la femmina è potenzialmente disposta all'accoppiamento quasi sempre, il maschio se possibile perfino di più, e in cui nessuno dei due è in grado di "sapere", a livello istintivo o tantomeno consapevole, se quell'unione potrà mai dare luogo a una gravidanza o no, richiese alla lunga strategie sociali del tutto inedite nell'Eden cinico della natura vista fino ad allora. Venne voglia al maschio di scegliersi una compagna fissa e di starle alle costole per un tempo ragionevolmente lungo, e perfino di aiutarla a nutrirsi e a proteggersi dai pericoli perché allevasse più facilmente i figli da lui avuti, e offrisse loro maggiori possibilità di sopravvivere. Fosse mai che tutto quell'investimento di energie finisse in una bolla di sapone, siamo seri. Di lì a qualche centinaio di migliaia di anni, a qualcuno venne in mente di chiamarlo matrimonio, ma quello è un altro capitolo. In definitiva, fu l'ovulazione nascosta a creare direttamente una componente integrante di questa famosa natura umana: una spinta notevole all'innovazione sessuale e sociale, che instradò la specie verso una soluzione abbastanza anomala e rara nel panorama naturale. Si è diventati umani proprio in quanto impossibilitati a cogliere i sintomi di fecondità, mica storie. E un'allegra conseguenza etologica di questa clamorosa innovazione, fu proprio lo sganciamento quasi totale del desiderio sessuale dalla fertilità: sono gli umani, e pochissimi altri, ad aver voglia di accoppiarsi ogni volta che capita, mica "gli animali". Al contrario, la maggior parte degli animali pensa al sesso soltanto in fasi estremamente limitate del proprio ciclo vitale, e certamente non governate dai desideri individuali, bensì da pesanti vincoli di necessità che piovono dall'esterno. Tuttavia, come al solito, l'evoluzione lavora su quello che ha già, e si arrangia nel modo meno peggio possibile: magari la scomparsa assoluta dei sintomi evidenti di fertilità non fu mai portata a termine fino in fondo, perché per confondere le idee a quei nostri progenitori era già sufficiente così come stava. E' potuto avvenire, quindi, che in un remotissimo futuro rispetto a quei giorni, dopo qualche millennio di tecnologia e qualche secolo di pensiero scientifico, qualcuno si sia divertito a studiare meticolosamente quelle tracce residue, costrette in una vaga sensazione di muco umido o in un grafico di temperatura, per tentare di individuare ugualmente i momenti fertili sfuggenti. Ovvero, rompere il tabù dell'ovulazione nascosta, che ci rende diversi da quasi tutte le altre specie viventi, e aggirare bellamente la natura umana. Che prevederebbe appunto l'inconsapevolezza totale di quando sia il momento fecondo: mica siamo animali, appunto, prendendo certa gente in parola. Resta solo da capire per quale motivo li chiamino metodi naturali, che sta lì il vero mistero. |
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