lunedì, 07 dicembre 2009

Repubblica, la crisi, e un buco nell'acqua

Anche oggi, dopo lo scivolone domenicano di ieri, Repubblica.it ci delizia con una nuova ineffabile perla di gratuita approssimatività.

Se la gaffe di ieri poteva essere attribuita a un precario manovale dell'impaginazione pressato dalle urgenze, e c'è da ammettere che sia stata corretta nel giro di qualche ora, stavolta no: la figuraccia fa parte integrante del cuore dell'articolo, e non ha scusanti.

Il pezzo, a firma di Benedetta Perilli, è denso di garbata ironia. Ci rende edotti, con toni di empatia solidale, sulle ultime frontiere dell'ingegno italico in tempi di crisi: ovvero, sui mezzi di sussistenza più improbabili, ma a modo loro legali ed efficaci, che la gente riesce a inventarsi in questi liquidi giorni di inizio millennio, una volta svanito il miraggio dello stipendio fisso e del lavoro routinario.

Via, brillare!
Creare, inventarsi, partorirsi il lavoro del futuro!
L'intraprendenza al potere, chi ha più fantasia sarà premiato dal successo!

L'autrice omette di spiegarci per quale motivo, a fianco del raccoglitore di fiocchi di neve (in realtà, a quanto si evince dal testo, un giovane ricercatore precario laureato in chimica che partecipa a un progetto di studio internazionale), l'inseminatore (un veterinario o un esperto di zootecnia che si occupa di riproduzione artificialmente assistita negli allevamenti di bestiame), l'annusatore (figura ben nota da decenni negli stabilimenti di produzione cosmetica e profumiera), l'agopuntore per cani, e perfino il collaudatore di preservativi...

...venga citato anche il rabdomante, e nel caso specifico venga regalata una spudorata pagina di pubblicità a un ciarlatano storico come Maurizio Armanetti.

Che con l'inventiva professionale della crisi contemporanea ha ben poco a che fare, visto che deve essere ormai prossimo ai 60 anni e che ripropone caparbiamente sempre le stesse bufale da almeno 20, essendosi mantenuto, nel frattempo, sempre identico a se stesso.

Farsi prima un giro su un motore di ricerca qualsiasi, e farsi venire in mente di aggiungere due parole ridimensionatrici, evidentemente, pesava troppo.


postato da paniscus alle 15:56 | link | commenti (3)


domenica, 06 dicembre 2009

Dopo i crocifissi, pure i titolisti

Lo so, lo so, che la circostanza è tragica e che non c'è niente da ridere... ma prima che lo correggano, andate a vedere un titolone apparso sulla prima pagina di repubblica.it :

"Vicenza, rissa davanti a una discoteca
assassinato un giovane domenicano"


Prima di capire che si intendesse parlare di un immigrato originario della mezza isola caraibica che ha per capitale Santo Domingo, per un attimo mi sono figurata l'aggressione a un frate apocalittico, emulo di Girolamo Savonarola, che andava a predicare pentimento e flagellazione agli avventori dei locali peccaminosi, minacciando inferno e fulmini, e assurgendo dritto dritto agli altari con la nobile qualifica di martire.

Dopo l'amena proposta valdostana di santificare le discoteche con il crocifisso, poteva addirittura sembrare plausibile. 


postato da paniscus alle 12:32 | link | commenti (6)


martedì, 24 novembre 2009

(H)abete fiduciam

Ormai lo sappiamo, e non ci caschiamo più: di un Presidente del Consiglio che racconta barzellette su negri, ebrei e donne bruttine, o di un Presidente della Camera che si compiace di proferire parolacce trasgressive davanti ai ragazzini, nemmeno fosse l'ultimo pretonzolo di Comunione e Liberazione degli anni ottanta, a parlarne male sono buoni tutti, e la speranza di dire qualcosa di originale è drammaticamente scarsa.

Per tener viva la nostra galleria di freaks politici, con un minimo di ricaduta socialmente utile, quindi, preferiamo monitorare qualche promettente personaggio minore.

A Luca Volonté, ardito bioeticista alternativo, a Elena Donazzan, cacciatrice e plagiaria col rosario stretto attorno al suo fucile, a Fabio Roggiolani, damahuriano pranico, e a Luisa Santolini, che nonostante una laurea in biologia e due personali maternità ha ancora qualche dubbio su come nascano i bambini...

...ci pregiamo oggi di affiancare Antonio Nervegna, consigliere regionale PdL dell'Emilia-Romagna, che di sicuro ha altrettante potenzialità per fare strada.

Alla decisione del consiglio comunale di Forlì, resa nota in questi giorni, di non allestire per quest'anno l'abituale albero di Natale nella maggiore piazza storica della città, ma di sostiturlo con altri addobbi composti con materiali di riciclo e implicanti anche un messaggio ambientalista, Nervegna così reagisce perdendo scompostamente il controllo:

"Si tratta a nostro parere dell'ennesima forzatura ideologica laicistica contro le immagini e l'iconografia natalizia che fa il paio con la guerra ai crocifissi ed alla rappresentazione del presepio e della natività in luoghi pubblici che seguono lo stinto obiettivo di indebolire i valori della cristianità e della nostra stessa identità nel nome di un relativismo illuministico già superato dai fatti più recenti e dai fenomeni delle migrazioni religiose (e islamiche) di massa (...) Ancora una volta, anche attraverso queste scelte, apparentemente minimaliste, il centrosinistra forlivese sceglie di azzerare i simboli ormai assimilati alla nostra cultura ed alla nostra storia... forse per meglio lasciare spazio all'ormai inarrestabile invasione musulmana, complimenti!"

Coraggio, riflettiamo:

- l'albero di Natale come simbolo dei valori della cristianità? Ma se questa stessa gente, fino a pochi anni fa, ce l'aveva dura contro gli alberi di Natale, considerati un pericoloso messaggio relativista che stava diabolicamente soppiantando il presepe, a seguito di un astuto stillicidio di colpetti sistematici qua e là?

- l'abete nordico come fortissima tradizione identitaria della provincia di Forlì? Non pervenuto.

- ma soprattutto:
gli addobbi alternativi postmoderni provenienti da riciclo ecologico, come chiara allusione al dominio musulmano prossimo venturo.
E qui non si può far altro che tacere incantati.



lunedì, 23 novembre 2009

Cristo, che sballo!

Venghino, venghino, siore e siori, cinquanta crocifissi al prezzo di uno, chi offre di piuuuuù?

Chi chiede di meno?

Chi si vende per trenta denari, ma anche per tre denari, per zerovirgolatre, per tre centesimi, tre millesimi, tre-volte-dieci-alla-meno-trenta, ormai sotto alla soglia di Avogadro e anche più giù?

Dopo le scuole di Besana Brianza, i bar di  Trivolzio, i tabelloni stradali di Montegrotto Terme, e i teatri dell'opera di Catania, ecco a voi l'ultima frontiera del crocifisso omeopatico, quello che "al limite non fa niente, ma in fondo non può dare fastidio a nessuno", e che ha dovuto ormai incassare l'umiliazione più blasfema: vedere il proprio valore  sacro diluito come una goccia negli oceani.

La sfida più estrema arriva dalla Valle d'Aosta, dove la signora Lilliana Breuvé, presidente regionale dell'associazione che riunisce i gestori dei locali da ballo, spettacolo e intattenimento, con un colpo di genio buca i media del giorno, assicurando: il crocifisso sarà esposto nientemeno che nelle discoteche.

Il ragionamento, in effetti, è innovativo, tutt'altra cosa dalla patetica montata di luoghi comuni che ha accompagnato le recenti esternazioni a difesa del crocifisso: siccome ai giovani, che hanno tanto bisogno di identità, di tradizione e di valori, viene ingiustamente negato di contemplare il sacro simbolo nelle aule scolastiche di giorno, allora i gestori delle discoteche, generosamente, glielo forniranno di notte, per rimediare all'imperdonabile vuoto educativo dimostrato dalle istituzioni statali.

Attendiamo con fiducia i rassicuranti dati statistici che nel giro di pochi mesi, per certo, testimonieranno un'impennata della frequentazione alla Messa della domenica mattina, tra i ragazzi valdostani sfiniti il sabato sera di musica techno e di arditi superalcolici.

Intanto ci chiediamo se la signora Breuvé - portatrice di cognome non italiano e di nome ortograficamente eterodosso - si sia premurata di associare alla proposta, per coerenza, l'impegno a bandire da quei locali qualsiasi traccia di musica straniera o di video, filmati, installazioni artistiche di produzione straniera.

Da oggi, nelle discoteche di Courmayeur o di Saint Vincent, esclusivamente musica italiana, o al massimo canti tradizionali della montagna in patois arpitano.

Perché l'identità è una cosa seria.



giovedì, 19 novembre 2009

I nemici dei miei nemici

Per un attimo mi ero illusa che la collega Erinni Spinodigiuda, finalmente, avesse trovato pane per i suoi denti

Dallo scorso settembre, infatti, è teatralmente approdata al RITHD la sua nemesi ideale.

Della stessa generazione, cioè intorno alla sessantina, ma appena più giovane di quei tre o quattro anni che possono servire a sottolineare una piccata differenza con taglio da stiletto.

Insegna la stessa materia, essendosi presumibilmente abilitata, a suo tempo, con gli stessi concorsi, e avendo fatto i canonici anni di gavetta nella stessa provincia e nello stesso periodo. Non è da escludere, dunque, che in passato si fossero lungamente incrociate in altre scuole, annusandosi, evitandosi e bacchettandosi, girandosi attorno reciprocamente in passi di coppia graziosi e crudeli, come le due eliche del DNA.

Come siano fatte quelle eliche, peraltro, è piuttosto improbabile che lo sappiano, visto che appartengono entrambe a quella categoria di pretenziosi umanisti di terza fila, seriamente convinti che soltanto le strofe risorgimentali e le citazioni classiche siano vera cultura, e che le scienze sperimentali, invece, siano robaccia da impresentabile parvenu.

Nonostante questa incrollabile convinzione (e, probabili complici, una noncurante scarsità di punteggio rispetto all'età e un accesso tardivo ai ruoli definitivi) , la sorte le ha volute entrambe a tirare stoccate di poesia in un istituto tecnico, magggico sì ma sempre istituto tecnico, di quelli in cui ci si fanno pochi scrupoli a sporcarsi le mani con soddisfazione. Ogni tanto, a chi affina i sensi naturali e soprannaturali, può capitare di imbattersi in qualcuno dei loro monologhi sincopati con lamentazione latina, che prendono vita autonoma e si aggirano raminghi per i corridoi, ignorati dai più.

La nuova collega, chiamiamola Lamia Ortica, è scura quanto l'altra è bionda, è accuratamente impastellata di fondotinta bronzeo e di eyeliner nero tanto quanto l'altra si compiace di ostentare toni chiari, ha la fronte cupa sfuggente sotto a una ciocca corvina tanto quanto l'altra ci tiene a mostrarla invece libera e pallida, trionfante fuori dallo chignon cotonato. Ai tailleur dorati e alle camicette strizze della rivale,  alle sue borsette occhieggianti  tirate a lucido e scarpe assassine, questa contrappone torve mantelle di velluto nero, cappelli larghi dalle pretese gotiche, stivali serrati e borsoni sguazzanti, tutto rigorosamente scurissimo, bordato da qualche solenne pendente argentato.

Per il resto, la soffocante nuvola di profumo che le avvolge è quasi identica.
Come è identica la cura meticolosa che impiegano per far capire immediatamente a chiunque, a scanso di equivoci, che non hanno bisogno dello stipendio di insegnante per vivere, e che la loro classe sociale vera è inesorabilmente un'altra.

Ma soprattutto, fa impressione quanto siano identiche le loro voci: impostate, flautate, sibilanti, schiaccianti, graniticamente aggrappate a una faticosissima tensione da teatro.

Quando assistetti commossa alla loro prima memorabile litigata pubblica, durante una convulsa sessione del Collegio dei Docenti, ingenuamente simpatizzai con la nuova arrivata. E ci sperai, appunto, di potermela tener buona come alleata di riserva in caso di nuovi scontri epici con quella già nota.

Poi per puro caso, in un'innocua conversazione da sala professori, Lamia Ortica ha scoperto con sgomento che non credo nell'omeopatia, e meno che mai nella medicina antroposofica.

In quel momento, akashicamente trasfigurata, mi ha guardata dall'alto in basso con un'espressione di disprezzo forsennato, e da allora non mi ha mai più rivolto la parola.

postato da paniscus alle 23:54 | link | commenti (8)


Aggiornamenti da Rignano Flaminio

Vi ricordate la triste saga dei bambini di Rignano Flaminio, che qualche anno fa concretizzò le più insperate proiezioni splatter del mammismo morboso italico, in un parossismo senza precedenti di ciò che gli studiosi anglosassoni chiamano, con un'espressione difficle da tradurre alla lettera, "moral panic"?

In attesa di sviluppi ufficiali per la vicenda giudiziaria che non si è ancora chiusa, un testimone di prima mano, residente nell'imbarazzata cittadina laziale e attivamente impegnato in un comitato per la difesa degli indagati, su un forum pubblico ci aggiorna su come procede, da quelle parti, la vita di tutti i giorni, e in particolare quella di chi gravita attorno al mondo della scuola.

Riportiamo integralmente il suo testo, con appena un minimo di editing e di nuova spaziatura, e con un titolo  preso a prestito da un altro contributo a quel thread. Non è necessario condividerne ogni virgola, ma può essere educativo rifletterci un po'.


------------------------------------------
Sulla base del nulla
di Michele Angileri


Cosa succede a Rignano da 3 anni a questa parte?

L'accusa (ricordate?) è che la scuola materna fosse terreno di azione di una banda di pedofili-satanisti che regolarmente portava i bambini fuori dalla scuola, in case situate nel raggio di qualche chilometro, sottoponendoli a riti satanici nel corso dei quali i bambini venivano stuprati da adulti, anche con oggetti, e subivano anche violenze di vario tipo (botte, bagni nell'acqua gelida, tagli). La descrizione delle nefandezze compiute dalla banda dei pedofili supera per atrocità una trama di Dario Argento, e può essere letta nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in galera gli indagati nell'aprile 2007. L'ordinanza è pubblicata
qui.

I denuncianti hanno trovato da subito sponsor politici (Palombelli, Mussolini, Pedica...), avvocati che lavorano gratis (e ne ricavano visibilità, come se non ne avessero già troppa), nonché una Procura della Repubblica che lavora a senso unico (cercando ostinatamente elementi a carico degli indagati e ignorando ogni elemento di segno opposto) senza risparmio di mezzi e di consulenti (tanto paga lo Stato!).

Ma cosa ha ottenuto la Procura di Tivoli in 3 anni (3 anni!!!) di indagini?

1) nessuna prova scientifica (DNA) o testimoniale della presenza dei bambini in luoghi diversi dalla scuola materna, in orario scolastico.

2) nessuna prova dell'appartenenza degli indagati a una qualche setta, meno che mai satanica.

3) nessun indizio di instabilità mentale o follia o paranoia negli indagati

4) alcuni degli indagati non si sono mai neppure telefonati

5) nessuno che dica di aver visto i bambini uscire da scuola

6) nessun segno medico delle violenze che i bambini avrebbero subito

7) nessun movimento sospetto di denaro nei conti bancari degli indagati (tale da avvalorare l'accusa di commercio di materiale pedopornografico)

8) nessuno degli indagati possiede materiale pedopornografico

9) due diversi collegi giudicanti (il Tribunale per il Riesame e la Corte di Cassazione) hanno di fatto demolito le accuse. La Corte di Cassazione ha rilevato. Le sentenze di
Cassazione e Riesame sono scaricabili qui.

10) i bambini hanno testimoniato in "audizione protetta" dicendo alcune cose che potrebbero venire lette in chiave accusatoria e molte altre in chiave assolutoria. Ovviamente la Procura di Tivoli dà importanza solo alle prime, dicendo che le seconde (e solo quelle!) sono frutto della tenera età dei testimoni, della distanza temporale dai "fatti" o di un "meccanismo di fuga" dal ricordo degli abusi.

11) secondo la Cassazione già negli atti d'indagine (quindi senza fare il processo e senza avere cercato in questa direzione) ci sono le prove che almeno in due casi ... (cito testualmente) :

"...La possibilità che gli adulti abbiano influito con domande suggestive sulla spontaneità del racconto dei bambini ha avuto conferma almeno in due casi nei quali i Giudici del Tribunale hanno rilevato atteggiamenti prevaricatori (precisamente nelle videoregistrazioni) evidenziando una 'forte e tenace pressione dei genitori sui minori' ed 'una forte opera di induzione e di suggerimento nelle risposte'.   "

La prova degli abusi non c'è: c'è invece la prova della induzione e prevaricazione dei genitori sui bambini, ma sul banco degli imputati ci finiranno i presunti pedofili e non gli accertati prevaricatori. Faccio notare che, in seguito alle denunce, i bambini:

1) sono stati spostati in altra scuola

2) hanno cambiato in buona parte gli amichetti

3) vengono sottoposti a psicoterapia

4) hanno affrontato un incidente probatorio

5) vengono trattati (anche dai familiari) come vittime di una grave violenza

Faccio inoltre notare che la "audizione protetta" dei bambini è avvenuta a due anni di distanza dai presunti "fatti", e che nel frattempo i bambini hanno continuato a vivere in famiglia, col rischio di venire sottoposti a ulteriori pressioni e induzioni.


Insomma ... la verità è sotto gli occhi di chi la vuole vedere, impiegando però qualche ora di tempo. Assumere una generica posizione di "buonsenso" (la giustizia deve fare il suo corso, è una vicenda complicata, ...) costa zero fatica e zero tempo, ma permette a una giustizia malata di continuare la sua opera di distruzione di vite innocenti: gli indagati, le loro famiglie, i bambini presunti abusati, i cittadini di Rignano (che hanno visto digregarsi la rete di relazioni sociali, e talvolta perfino i rapporti di parentela), ma anche insegnanti di ogni parte
d'Italia e bambini di tutte le scuole (che vengono privati di quel rapporto umano-educativo che una volta era considerato normale e oggi è invece diventato pericolosissimo per gli insegnanti)
.

Ma ero partito da una domanda: cosa succede a Rignano da 3 anni a questa parte?

A Rignano è in corso una partita micidiale.

Gli accusatori hanno visto sgretolarsi le accuse, ma possono ancora contare sulla Procura di Tivoli (che non ha alcuna intenzione di ammettere i propri errori), sull'appoggio di alcuni esponenti politici (Palombelli, Mussolini, Pedica... un po' di tutto!), sul lavoro gratutito di alcuni avvocati di parte civile. Possono inoltre sperare in un cospicuo risarcimento economico in caso di condanna, e si sentono al riparo da indagini nei loro confronti da parte della Procura della Repubblica di Tivoli o dal Tribunale per i Minori di Roma.

Nonostante l'assenza di prove oggettive esiste la possibilità che gli indagati vengano condannati: basta che il giudice prenda per buone le vaghe frasi accusatorie dei bambini, tralasci le frasi assolutorie, e prenda per buone certe perizie psicologiche di parte che affermano che i bambini hanno subito un abuso sessuale (perizie che hanno la stessa attendibilità della diagnosi di tumore effettuata da uno psicologo).

È già successo. Enzo Tortora fu imprigionato e condannato senza prove oggettive, solo sulla base delle parole di un "pentito". Con la "giustizia" italiana bastano le parole di un qualsiasi delinquente abituale per mandare in galera un cittadino onesto e innocente. NESSUNO PUÒ SENTIRSI AL SICURO da questa "giustizia": meno che mai noi insegnanti.

Ma evidentemente il castello accusatorio è fragilissimo: di fatto non dovrebbe stare in piedi! Allora qualunque elemento in grado di rafforzarlo, anche solo di poco, sarebbe prezioso per l'accusa e gli accusatori.

Ed ecco, dunque, che gli accusatori mettono in atto continui tentativi di persuasione rivolti a coloro che mandano i figli alla scuola materna (che, giova dirlo, scoppia di iscritti).

Telefonano casa per casa, cercando di far presa sui dubbi e le paure delle mamme, in modo che queste si rivolgano ai soliti psicologi capaci (a loro dire!) di diagnosticare un abuso (che non sarebbe più perpetrato dagli indagati, allontanati dal servizio, ma da altre maestre). Cercano di mantenere vivo il clima di sospetto. L'obiettivo è quello di avere nuove denunce. Non necessariamente denunce dettagliate di abusi sessuali ... vanno bene anche le "denunce cautelative".

Cos'è una "denuncia cautelativa"? E' una cosa tipo: "Mio figlio mi ha riferito di essere stato in classi diverse dalla sua (può accadere in caso di assenze dei docenti). Chiedo che venga accertato con ogni mezzo se mio figlio abbia subito violenze sessuali. Chiedo inoltre che i colpevoli siano perseguiti". Fine della denuncia.

Chi la fa non si espone a nulla, non rischia querele, non deve tirar fuori i soldi dell'avvocato (che tanto lavora gratis), ci rimedia qualche intervista e un pizzico di notorietà e in caso di condanna si prende 300 mila euro di risarcimento.

E così alla scuola materna le maestre hanno a che fare ogni giorno con qualche genitore pronto a interpretare il minimo evento o disservizio (tipo: il figlio è al bagno quando il genitore viene a riprenderselo in anticipo, oppure: il figlio non viene messo sullo scuolabus) come segno della presenza dei pedofili.

La tensione è perenne. Si lavora camminando in equilibrio su una corda tesa.

Se in una scuola qualunque il gesto di alzare la maglietta a un bambino per vedere se ha ancora la varicella può portare a una denuncia per pedofilia, immaginate cosa può accadere a Rignano...



sabato, 14 novembre 2009

Più prana per tutti!

Quattro anni fa, erano ingalluzziti oltre ogni dire: comunicati stampa, volantini, manifesti, risposte piccate alle lettere incredule dei cittadini, ma soprattutto liste, liste, liste ovunque, elenchi fittissimi di luoghi istituzionali della Regione in cui si poteva andare a ricevere una dose sperimentale di prana gratis.

Quest'anno, la crisi ha colpito anche le energie cosmiche, e la campagna di outreach è molto più sottotono.

L'elenco di indirizzi, ad esempio, non lo si trova in modo semplice da nessuna parte.

Se un onesto cittadino che paga le tasse e che partecipa responsabilmente alla vita civica della Regione volesse sul serio andare a riscuotere la sua dose legittima di prana istituzionale, non saprebbe nemmeno da che parte cominciare.

Grazie all'amorevole abnegazione di Fabio Roggiolani, politico bioradiante affettuosamente noto con il soprannome damanhuriano di Cignale Rapo (sul link la foto non si vede più, ma l'ho salvata, e prima o poi la rimetterò su), anche oggi i cieli della regione più progressista d'Italia, patria di Galileo, di Pietro Leopoldo e del Vernacoliere, traboccheranno di prana fresco fresco.

Approfittatene prima che scada.
 



venerdì, 13 novembre 2009

Perle di navigazione, ancora

Tra i doveri etici di ogni blogger che si rispetti, dovrebbe esserci quello di una sana carrellata periodica sulle provenienze delle visite casuali. Ogni tanto si cerca di farlo, in effetti, anche se proprio "periodica" è una parola grossa. E si rischia di raccogliere amenità come queste:
  • sono gravemente miope posso arruolarmi
  • naturopata prospettive lavoro
Visto cosa non si fa quando c'è la crisi? Vengono a cercare da me, proprio qui, senza ritegno,  nientemeno che informazioni sugli sbocchi lavorativi per militaristi e per cialtroni. Ma qua, mi dispiace, o tutto o niente: io,  se proprio devo fare uno sforzo per dare la spintarella a qualcuno, mi abbasso a raccomandare soltanto guerrafondai cattointegralisti omeopatici credenti-nell'-oroscopo e pluribocciati all'istituto tecnico.

Ma andiamo avanti, per categorie.

- fantascientifiche:
  • la faccia nascosta della luna respinge gli astronauti
  • costellazione toro vettoriale free
- complottoclericali:
  • gruppi (massoni) chi non vogliono il crocifisso in classe e tradizione nazionale
  • uaar legami con scientology
- fiabesche:
  • biancaneve a rovescio
  • breslavia gli gnomi
- in salsa di rucola:
  • loggia massonica eruca sativa.
  • setta segreta eruca sativa
  • sugo di rucola
- misteri della Qurtura:
  • phylum cosa vuol dire
  • cosa avrebbe scritto un giornalista nel 1300 su dante alighieri
- primatologiche mutanti:
  • venerdi 9 ottobre piteco
  • damanhur scimmia aliena
- morbose:
  • scimmia barbuta
  • ballia da latte con tettone    (la doppia L è testuale)
- capito tutto:
  • panzyccus



martedì, 10 novembre 2009

Questo è un lavoro per La Leche League!

Per una volta, il ricorrente post sull'allattamento materno non sarà caricato di significati simbolici.

Ma non sarà nemmeno punteggiato di argomentazioni biologiche.

Sarà perfino completamente estraneo alle polemiche sulla diffusione commerciale del latte artificiale.

E soprattutto, non avrà la minima connotazione sentimentale stucchevole.

Stavolta il gioco si fa duro, ragazze, vi prego di rifletterci.

Mamme gocciolanti, donatrici della banca del latte, vecchie balie del tempo andato, acrobate del tiralatte strenuo,  nutrici sfinite di plurigemelli voraci, allattatrici ostinate di treenni che vanno già in bicicletta, sacerdotesse galattiche (letteralmente), profetesse del DAS, stavolta è davvero il momento di combattere tutte insieme una improrogabile battaglia di civiltà

C'è una donna celebre, al centro dei pensieri di tanti italiani, che si sta consapevolmente preparando ad affrontare la sua prima maternità.

Qualche equivoca suggestione carrieristica, purtroppo molto diffusa nel suo ambiente, unitamente a qualche discutibile esasperazione mediatica di modelli irrealistici...

...potrebbero sciaguratamente indurla a pensare che la dimensione fisica e viscerale del puerperio sia qualcosa di insignificante, superfluo, da rimuovere il prima possibile, dimostrando al mondo di essere state velocissime a tornare identiche a prima.

E appunto vi prego, sorelle, qui si parrà la vera potenza della solidarietà femminile.

Qualcuna - magari anche una task force mirata, con addestramento militante - si dia da fare per far capire a Mariastella Gelmini, casuale e imbarazzata ministra della Nonpiùpubblica Istruzione, che la situazione ideale per il benessere di un neonato implicherebbe la presenza assidua della madre, senza compromessi, 24 ore su 24, a richiesta selvaggia, senza deleghe e senza orari, almeno per i primi sei mesi, e possibilmente anche fino a un anno.

Fosse la volta buona che al Ministero  ce la togliamo dai piedi per un po'.



domenica, 08 novembre 2009

La maternità in polvere

Rodolfo de Bernart è un medico e psicoterapeuta, specializzato in problematiche dei rapporti familiari, docente universitario, nonché  fondatore e direttore di un autorevole Istituto di Terapia Familiare, con sede a Firenze.

Cercando tutt'altro, può capitare di imbattersi casualmente in questa pagina, in cui si registra un intervento del professionista a colloquio con i giovani studenti di un liceo, sul tema del confronto tra vincoli familiari e vincoli sociali, e dei loro influssi sulla costruzione di un'indipendenza adulta della persona.

Dal gruppo di ragazzi (dimostrando notevole acume e originalità, sempre che l'iniziativa fosse realmente partita da loro) giunge la seguente proposta per l'avvio della discussione:

"Per iniziare la nostra discussione abbiamo scelto un oggetto molto particolare: il braccialetto che viene posto al polso dei bambini appena nati, su cui è scritto un codice e il nome della madre. La nostra decisione è caduta su questo oggetto perché ci pare ben rappresenti il primo vincolo familiare e sociale cui il neonato viene sottoposto."
E il conferenziere risponde, prontamente:

"Mi sembra una scelta buona e abbastanza coerente con la mia, dato che in studio ho portato un biberon."

Umilmente, da non addetta ai lavori dell'anima, ma dalla mia spiccia esperienza di madre che ha allattato a lungo due volte, trovo piuttosto singolare che, come simbolo pregnante del legame stretto tra madre e figlio, venga scelto proprio il biberon.

Il biberon dovrebbe evocarne, piuttosto, l'esatto contrario: ossia, l'allentamento di quel legame, la sua relativizzazione, la negazione esplicita della sua esclusività.

Il biberon fa pensare che in fondo il contatto viscerale tra madre e figlio non sia indispensabile, non sia vitale, non sia biologico; ci ribadisce che, per nutrire e rassicurare il bambino, quel latte può benissimo darglielo anche qualcun altro.

Il biberon assicura che la soddisfazione dei bisogni primari del neonato può essere programmata a orari fissi, dosata in grammi, delegata alla baby sitter o all'asilo nido, richiesta al padre come esperimento di parità dei sessi, supervisionata dal pediatra e commercializzata in farmacia.

Per chi davvero avrebbe voluto allattare, e non c'è riuscita, il biberon appare semmai come un simbolo di sconfitta e di frustrazione; per chi non si pone il problema, e lo considera fin dall'inizio una soluzione auspicabile, non si capisce perché farne un simbolo di "codice materno", contrapposto ai formali inquadramenti delle esigenze collettive. Per decenni, la magica bottiglietta è stata elevata a simbolo di modernità efficiente, di liberazione dai torbidi richiami della biologia, di cancellazione sociale delle differenze tra maschio e femmina, e tra la stessa femmina prima e dopo aver partorito: quella che può consentire alla mamma di tornare a lavorare dopo una settimana, di farsi fotografare dopo un mese in forma fisica perfetta, di rimuovere l'evidenza della sua recente maternità da qualsiasi ambito pubblico, e dimostrare di essere stata davvero brava a tornare subito identica a prima.

Sarà, ma la potenza del vincolo familiare contrapposto a quello sociale sembra entrarci davvero molto poco.
Specialmente di fronte a dei giovanissimi che avrebbero il diritto a chiarirsi le idee.


postato da paniscus alle 17:09 | link | commenti (5)