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venerdì, 03 luglio 2009 C'è una nazione europea di cultura neolatina e di radicata tradizione cattolica.
Che avevate capito?Una nazione che ha attraversato una lunga storia accidentata di arretratezza e povertà, segnata a lungo da una fallimentare economia latifondista e da reti caparbie di baronaggi feudali. Una nazione che dovuto fare una gran fatica per tenersi al passo con l'Europa moderna ed essere ammessa alla tavola dei paesi a sviluppo avanzato, ma alla fine ce l'ha fatta. Una nazione che si è cullata a lungo nella venerazione romantica del suo passato, traboccante di santi, di poeti e di navigatori. Una nazione dai pittoreschi contrasti storici, nel Medioevo sede di una delle Università più antiche e illustri del mondo, nel Rinascimento motore portentoso di scambi economici, nel Novecento impantanata in qualche increscioso decennio di dittatura sciagurata. Una nazione piena di grandi opere con cantieri ultratecnologici, e di gotiche cappelle che espongono migliaia di scheletri ammonitori, che si possono sfiorare con la mano. Una nazione, guardate un po', che celebra il 25 aprile la sua festa civica della Liberazione. In una nazione così coraggiosa e civile, non c'è niente di cui stupirsi se un individuo che riveste un'importante responsabilità di governo si sente in dovere di dimettersi dalla carica, dopo aver trasceso in un'occasione pubblica, ed essersi reso ridicolo abbandonandosi a gestacci, scherzi e trivialità indegni del suo ruolo. "Il ministro dell'economia portoghese, Manuel Pinho, si è dimesso dopo aver fatto il gesto delle corna nei confronti di un deputato dell'opposizione durante un dibattito parlamentare." ![]() E mantenente pensai di fare di questa gentile donna
schermo de la veritade (Dante Alighieri, Vita Nuova)
-----------------------------E così, era una bufala. Ma no, chi l'avrebbe mai pensato? il casto fidanzamento tra Noemi Letizia, pupilla dell'arzillo premier, e Domenico Cozzolino, tronista di Maria De Filippi e aspirante recluso al Grande Fratello, era tutta una montatura mediatica. Non ci dilungheremo in analisi di costume o denunce allarmate, già ampiamente sviscerate da scafati professionisti di lungo corso della stampa (una sola per tutti, Natalia Aspesi su Repubblica). Concentriamoci semmai su un dettaglio imprevisto, che getta un dubbio sorprendente sull'ormai mitologico potere di manipolazione mediatica del berlusconismo. La deplorevole saga rivela infatti uno scivolone imperdonabile, che anche l'acuta opinionista trascura. Se a montare il diversivo c'è veramente voluta una task force di addetti stampa, pubblicitari, esperti di immagine, sondaggisti, spietatamente selezionati e profumatamente pagati, che vi si sono addirittura messi d'impegno a tempo pieno per settimane, come è possibile che siano caduti in un errore tanto dilettantesco? Se proprio dovevano inventarsi un innamorato su misura perché la calunniata fanciulla potesse (dichiaratamente) rifarsi una verginità e riguadagnarsi simpatia indulgente tra le nonne da Retequattro...
...come si sono fatti venire in mente, santa pazienza, di reclutare un aspirante vipparolo scarso, già relativamente conosciuto a un pubblico di catodizzati, e disposto a tutto per un quarto d'ora di notorietà in più, da capitalizzare come ulteriore speranza di sfondamento televisivo? E soprattutto, come hanno fatto a pensare seriamente che non avrebbe parlato, al primo imbattersi in una redazione concorrente che gli avesse offerto una passerella fotografica più vistosa? C'è da chiedersi, con stupore sincero, come mai non abbiano scelto un giovanotto anonimo qualsiasi, uno di quelli che si incontrano alla fermata dell'autobus o a fare jogging sul lungomare. Un commesso, un ragioniere, uno studente universitario squattrinato a cui quell'ingaggio avrebbe fatto comodo per comprarsi la macchina; un disoccupato che assiste con abnegazione parrocchiale la nonna inferma, un tecnico informatico precario che aspira ad avviarsi un'attività in proprio e ancora non ce l'ha fatta. In breve, un ragazzo qualunque, fisicamente guardabile ma non scolpito apposta a palestra e photoshop, disinteressato all'arrampicata pubblicitaria a lungo termine. Bastava che fosse disposto, dietro ragionevole compenso, a farsi paparazzare in giro per un paio di mesi a fianco di una ragazza belloccia, e poi a scomparire con discrezione senza troppi proclami vistosi, magari rispuntando fuori con nncuranza dopo un margine di una stagione, a dichiarare: "Sì, è vero, è stata una bella storia ma adesso è finita, senza tragedie, siamo amici e ci vogliamo ancora bene." E' mai possibile che non ce ne fosse nemmeno uno con tali caratteristiche, in giro? Eppure, gira che ti rigira, il parco disponibile dei ragazzi banali dovrebbe essere ancora più ampio di quello degli aspiranti velinotronistivitagliani, che già sono tanti. Lo stato maggiore di Mediaset nemmeno lo sa, evidentemente. Forse hanno rimuginato confusamente su qualche pigro ricordo letterario, e sono saltati su: "Ecco! Geniale! Inventiamoci un uomo dello schermo!" Letteralmente. venerdì, 26 giugno 2009 Fantamiliardario, esibizionista, plasmato dal chirurgo estetico, rifatto e plastificato fino all'inverosimile, arroccato in sontuosissime ville pacchiane, ambiguo frequentatore di minorenni, ostinatamente riluttante a rispondere alle domande dei giornalisti, icona planetaria del gusto mediatico di un'epoca.
Quando è filtrata la notizia della sua improvvisa dipartita, per un attimo mi ero illusa. Invece, Silvio dobbiamo tenercelo ancora per un po'. sabato, 20 giugno 2009 Supervecchietti - VI (lo schiaffo del soldato) Quando si parla di campioni di longevità estrema, è inevitabile che i sentimenti curiosi e commossi sui destini privati si diluiscano e si confondano in una trama più vasta, che travolge e via, contro la quale non si può opporre alcuna resistenza personale.
Chi vive molto a lungo, anche nel caso che abbia condotto un'esistenza del tutto banale, fatalmente nei suoi ultimi giorni viene a trovarsi investito di un carico gravoso: la responsabilità non scelta di passare di mano la Storia. E la Storia in persona, con tutta la sua enormità da sgomento, qualsiasi supervecchietto dal destino casuale, prima di arrendersi e consegnarla a qualcun altro in maniera definitiva, si troverà per un attimo a reggerla tutto da solo, con le sue dita fragili e la sua memoria cangiante. Che in quegli istanti, inaspettatamente, saranno investite di tutta la forza e la caparbietà del mondo. In qualsiasi momento, i superstiti più anziani di generazioni ormai svanite reggono il fardello della testimonianza estrema di un'epoca. Ai supercentenari di oggi resta un compito più arduo che mai: essere gli ultimi testimoni diretti dell'enormità della Grande Guerra. L'italiano Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto è svanito per estinzione naturale qualche mese fa, con l'addio al suo ultimo reduce, Delfino Borroni, che dopo l'incubo delle trincee e le ferite di Caporetto, se ne tornò senza troppe parole a fare il tranviere in Lombardia. Un tardivo pretendente al titolo dell'ultima ora, il veneto Sante Del Santo, che non aveva mai combattuto, ma che affermava di essere stato precettato dal Genio militare, a quattordici anni, per aiutare a scavare le trincee, se n'è andato poche settimane fa, a 106 anni, prima che la sua rivendicazione venisse confermata. L'ultiimo fante riconosciuto, Delfino Borroni appunto, ha invece fatto in tempo ad essere riscoperto, e addirittura intervistato, per le celebrazioni del retorico novantennale del più grande delitto planetario, per sempre irrisolto. Tra i suoi aneddoti più forti, c'è questo: spedito fuori dal soffocante cunicolo per una ricognizione logistica, al centro stellato delle mitraglie nemiche puntate, il ragazzo aveva strillato al suo superiore: "Ma perché mandi a morire proprio me, che ho solo vent'anni? Tutti gli altri, almeno hanno vissuto un po' di più..." . E il maresciallo, ammettendo desolatamente la sua vergogna imperdonabile, gli confessò: "Mando te perché tutti gli altri hanno dei figli." Quando lo vide rientrare contro ogni speranza, contro gli dei e contro la paura, il sottufficiale lo abbracciò come un figlio a sua volta, e piangendo gli mise in mano per sempre il conto definitivo di tutti i suoi rimorsi inossidabili. Di combattenti della Prima Guerra Mondiale di documentata autenticità, al mondo, ne sono rimasti esattamente in cinque. Il più vecchio di tutti è l'inglese Henry Allingham, che pochi giorni fa ha compiuto 113 anni. In un elenco a schiacciante maggioranza femminile, che mostra il numero di supercentenari uomini e donne in un rapporto di circa 1 a 10, egli risulta anche il maschio più anziano al mondo attualmente vivente. Se la Grande Guerra l'avessero fatta le donne, probabilmente, i veterani ancora in vita sarebbero almeno una cinquantina, e avrebbero ancora tanto e tanto da raccontare, in un'ansia fitta che ingolfa la gola di urgenza disperata. Un'idea vaga di testimonianza di donna, cruda, rabbiosa e ironica, la si può avere andando a cercare le parole di Gladys Powers, membro delle truppe ausiliarie femminili canadesi, scomparsa un anno fa a 109 anni, che fino a poche settimane prima di morire andava a offrire la sua memoria ai convegni dotti e ai ragazzini delle scuole. Figure come quella di Henry Allingham possono mettere alla prova le emozioni più ambigue, qui e ora. Tutt'altro che un fanticello reclutato senza coscienza, al contrario, combattente volontario e militarista fino al midollo, a diciannove anni non vedeva l'ora di vestire la divisa, e soltanto la grave malattia della madre riuscìa trattenerlo dall'arruolarsi ancora prima. Conquistata una qualifica professionale equivalente più o meno al nostro diploma di perito industriale, si diede da fare freneticamente come meccanico di aerei, e nel 1918 fu tra i primissimi arruolati nella neonata Royal Air Force, di cui risulta oggi l'ultimo ancora vivente tra i membri fondatori della prima ora. Insomma, pare che ci credesse sul serio. Se avessi potuto conoscerlo ventenne, l'avrei preso a schiaffoni senza rimorsi. Se avessi potuto conoscerlo cinquantenne, l'avrei probabilmente ridicolizzato o disprezzato. Ma adesso che è quadrisavolo e che si porta addosso l'ultima memoria vivente di tutto quel baratro, cosa si potrebbe realisticamente sognare di rispondergli? Non l'ha mica scelto lui, di portarsi sulle sue spalle curve e negli occhi ormai quasi ciechi, tutta la Grande Guerra senza sconti. E il vecchio, eccezionalmente vecchio Henry, pieno di onorificenze dorate, inesorabilmente, nemmeno oggi può più sfuggire dalla gabbia che la guerra gli ha forgiato addosso. Una delle sue ultime apparizioni pubbliche, un paio di mesi fa, l'ha visto a tavola insieme a Joseph Townsend, un giovane di appena 21 anni che ha lasciato entrambe le sue gambe, sgretolate da una mina, tra i sassi dell'Afghanistan. Potrebbe anagraficamente essere il trisnipote di Henry, e se mai il futuro dovesse riservargli di essere longevo quanto lui, ci sono novant'anni di sedia a rotelle ad attenderlo. E arrivare a 113 anni a reggere la Storia sulle dita, per constatare che forse la Storia non insegna niente, non deve essere un traguardo invidiabile. ![]() Henry Allingham con uno dei suoi ultimi discendenti diretti, in una consolante occasione di linguaggio comune inteso al volo La sempre ineffabile Ministra della Nonpiùpubblica Istruzione, di cui seguimmo ampiamente le gesta mesi fa, in occasione della bufala della Maestra Unica, ha esternato poche ore fa l'ultimo tassello del suo ambizioso programma di riforma.
Oltre a regalare un pacco di soldi pubblici alle scuole private, circostanza su cui non ho voglia di avvelenarmi a quest'ora di notte, la Mariastella nazionale ha infatti auspicato l'estinzione definitiva degli ignobili esami arbitrari che hanno impazzato finora: basta con i capricci dei professori che giudicano come vogliono loro, l'esame di stato finale delle scuole superiori ha'dda'èsse condotto con criteri oggettivi. Ossia, con un bel test a crocette nazionale elaborato dall'INVALSI, come provvidenzialmente è stato già introdotto nelle medie inferiori. Impressionata da tanta decisione, sono andata a dare un'occhiata alle prove nazionali che sono state proposte, proprio in questi giorni, ai quattordicenni che stanno concludendo il percorso della la scuola media. Sorvolando su quella di italiano, su cui posso tenermi le mie opinioni ma non ho titoli per criticare, passo a quella dedicata alle discipline scientifiche e resto interdetta. Perché in essa si parla senza vergogna di grammi, ettogrammi e milligrammi come unità di peso (e non di massa), o di piramidi che sono formate (non delimitate, formate) da quattro facce triangolari e una base quadrata. Di sicuro sentiamo un gran bisogno anche alle superiori, di una prova oggettiva così. venerdì, 19 giugno 2009 Come si fa a prendere una manifestazione spontanea e per nulla politicizzata, organizzata da famiglie di bambini che difendono la vivibilità degli spazi di un asilo, e renderla memorabile dal punto di vista della visibilità (e soprattutto dell'audibilità) pubblica, senza far uso di nessun megafono, nessun altoparlante, nessuna musica registrata, e nessuno slogan urlato?
La soluzione è geniale, nella sua semplicità: basta prendere tre o quattro fratelli maggiori dei bambini dell'asilo, maschi tra i sette e i dieci anni, e fornirli di semplici fischietti. Effetto garantito, iniziativa riuscitissima. Imperdonabilmente, dimenticavo: giovedì, 18 giugno 2009 Che un ultrasettantenne potente e famoso, nonostante le sue modestissime doti estetiche e tutte le prevedibili debolezze fisiche dovute all'età, riesca ancora a circondarsi di un lussurioso harem di bellezze sfrenate, è evidentemente considerato un punto di merito dall'italiano medio.
Ma anche una signora che a quarantadue anni suonati riesce a mantenersi a galla come escort di altissimo bordo, nonostante la fitta concorrenza di migliaia e migliaia di freschissime oche ventenni pronte a tutto, le sue capacità manageriali rispettabili deve averle di sicuro. domenica, 07 giugno 2009 Siamo a cavallo. Anzi, no, siamo a scimmia. Qualche anno fa, l'impertinente Alan Sokal e il lucidissimo Jean Bricmont, con il loro controverso saggio sulle "Imposture intellettuali", ebbero il coraggio di puntare un dito inflessibile e defintivo contro il più diffuso, sottile e truffaldino mezzuccio dialettico, prediletto dai venditori di fumo irrazionale.
Ovvero, il vezzo di usare a man bassa termini provenienti dal linguaggio delle scienze esatte, senza preoccuparsi del fatto che siano fuori contesto, e spesso essendo i primi a non conoscerne il vero significato. Il tutto, con l'intento esplicito di impressionare l'ascoltatore, contando sul fatto che a maggior ragione non lo conosca manco lui, e che quindi non si accorga del trucco. Oggi, questo è pane spudorato per i loro denti, nel miglior stile commovente dell'archeoradiestesista che straparla di onde, vibrazioni ed energia magnetica, o del fuffopata che associa gli enzimi pancreatici alle trasmutazioni alchemiche. L'essere umano porta nel proprio «genoma» la traccia profonda della Trinità, di Dio-amore. Lo ha detto papa Benedetto XVI prima dell'Angelus recitato in piazza S.Pietro, nel giorno che la Chiesa cattolica dedica al dogma della Santissima Trinità. Nell'intento di spiegarne il significato, papa Ratzinger ha detto che «lo possiamo in qualche misura intuire» osservando il «macro-universo», pianeti, stesse e galassie, ma anche il «micro-universo» composto da cellule, atomi, particelle elementari. Usando poi una «analogia suggerita dalla biologia», il papa ha detto che «l'essere umano porta nel proprio "genoma" la traccia profonda della Trinità, di Dio-amore» Al Benedetto pastore ricordiamo che il genoma umano, per circa il 98%, è identico a quello dello scimpanzé o del bonobo. I più cauti dicono 95%, i più estremi dicono 99,5%, ma comunque l’ordine di grandezza è quello: poche unità su cento, forse mezza, forse una, forse quattro o cinque. Se il vicario divino è tanto sicuro che l’unicità e la specificità dell’uomo come emanazione profonda della Trinità, distinta da qualsiasi altra creatura vivente, stia scritta nel suo genoma, ecco che siamo a posto.
La percentuale di DNA veramente unica ed esclusiva dell’uomo è così piccola, che non dovrebbe essere difficile perlustrarla tutta per trovare, finalmente, l’esatto gene della Trinità. Siamo a cavallo. Anzi, no, siamo a scimmia. Biologi, buon lavoro! mercoledì, 03 giugno 2009 Qua il cerimoniale sacro di fine anno scolastico incombe, con massacranti rituali notturni di preparazione e correzione di verifiche, e ci sono poche occasioni di scrivere qualcosa di serio. Però di cose serie ce ne sono, in giro, che vanno avanti.
Ad esempio, della vicenda dell'ambigua terapia iperbarica della Florida, si continua a discutere. Se ne parla ad esempio su MedBunker, pregevolissimo blog scettico di argomento sanitario che non conoscevo e che ho avuto occasione di incrociare solo per caso proprio in questa occasione; si continua a parlarne su GenitoriTosti, che costituisce sempre una fonte illuminante sull'argomento; se ne parla su brrainblog e sulle bUFOle di Claudio Casonato, ultimo ragguardevole acquisto nel nostro ormai dissestato blogroll. Segnalo inoltre, con colpevolissimo ritardo, l'onesta ed eloquente rettifica che gli scrupolosi redattori Giornalettismo hanno provveduto immediatamente a mettere in rete, già poche ore dopo la strigliata impietosa che era loro arrivata da questa ed altre sedi, per aver lasciato passare un articolo incauto ed esageratamente romantico sulla vicenda. Per quello che si riesce, siamo ancora all'erta, mentre non risulta che vi siano novità di rilievo nelle condizioni del piccolo Francesco, gravemente ustionato nel centro terapeutico di Lauderdale-by-the-Sea circa un mese fa. Ah, poi non c'entra niente con il caso specifico... ma un chaltronbuster in più fa sempre bene: anche in blogosfera: benvenuto anche a Ignis! sabato, 30 maggio 2009 L'ascia lascia la scia (di rosso sangue) Immaginate di presenziare a un convegno in cui si tenta di dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la tesi che il sistema, il complotto, il governo, il potere, o chi per essi, tentino ogni giorno di intossicarci distribuendo a man bassa veleni deliberati attraverso le scie lasciate nel cielo dagli aerei.
E immaginate di udire, a quel medesimo convegno (patrocinato dalle istituzioni comunali di una grande città italiana, e che annovera tra i suoi relatori un professore universitario di fisica, un deputato al Parlamento , un assessore e un consigliere comunale) affermazioni che associano questa famosa congiura delle scie, con la masima serietà e convinzione, ai danni da vaccini, agli psicofarmaci, alla crociata scientologica contro le diagnosi di ADHD, ai campi elettromagnetici, e perfino alle apparizioni della Madonna. E immaginate che tutto questo sia successo esattamente nei giorni in cui a vostra connessione a internet era rimasta inattiva per più di una settimana. Che scempio. |
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